Fruttaliani, Fruttariani e armonia alimentare

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Armando D’Elia scriveva:

Mi piace  immaginare gli attuali oltre 5 miliardi di uomini disposti su una lunghissima scala, ogni gradino della quale occup

ato da un essere umano. Oltre cinque miliardi di scalini. Tutti questi uomini sono impegnati nel “viaggio di ritorno all’alimenta

zione naturale”, un viaggio lunghissimo che dura già da diverso tempo.

Ogni gradino rappresenta il punto al quale, l’uomo che lo occupa, è giunto nel faticoso recupero di tale alimentazione.

Questo recupero si dimostra faticoso in quanto l’u

omo deve superare pregiudizi, forza delle abitudini errate, ostilità, conformismi, suggestioni, tentazioni, disinformazione, cedimenti della volontà. Tuttavia ogni cosa è in movimento e il ragionamento completato e sostenuto dalla motivazione etica, subentrato al posto del soffocato istinto, fa perseverare l’uomo nell’azione di bonifica della propria alimentazione.

In base a ciò che un individuo realizza, sia pur un modesto o anche modestissimo progresso alimentare o etico, passa da un gradino a quello superiore e poi da questo ad un altro ancora più alto, e così ancora. Mi piace anche pensare che le zone terminali superiori della scala siano occupate dai fruttariani, che sono riusciti a coniugare nell’alimento la massima etica con l’optimum dei bisogni naturali nutrizionali dell’individuo, essendo il frutto carnoso e dolce l’unico alimento biolo

gicamente adatto all’uomo.

Tutti siamo così impegnati, chi velocemente e chi lentamente, a liberarci da una alimentazione irrazionale, anti-naturale e cruenta che ci ha portato solo violenza, infelicità, odio, sofferenza dovuta a malattie, morte prematura, guerra, ecc.

Siamo quindi tutti in viaggio, un viaggio lunghissimo. Più alto è il gradino occupato in questa scala da ognuno di noi, tanto più grande deve essere la pazienza e la comprensione nei riguardi di chi è ancora indietro e che dobbiamo aiutare a salire, con amore, tenendo a mente che c’è chi sta pi

ù avanti di noi e dal quale possiamo apprendere, con umiltà e riconoscenza. ”

amore-universale

Esistono differenze  a volte abissali in questo pianeta sull’alimentazione, differenze che condizionano gran parte delle nostre vite. Ne ho viste e ne vedo tutt’ora, anche all’interno di alcuni gruppi di definizione alimentare come vegetariani,vegan, crudisti e fruttariani.

Ho sentito persone definirsi vegetariani pur affermando “ma ogni tanto però il pesce lo mangio” ( ? ), e mi sono domandato quale ne fosse il senso e se non fosse forse più corretto definirsi “quasi” vegetariani. Stessa cosa per i vegani che ogni tanto bevono latte, anche in questo caso non sarebbe meglio dire quasi vegan? O stessa cosa per i fruttariani che mangiano semi o saltuariamente altri alimenti, vivono in città e quindi non sono simbiotici con la natura come dovrebbero essere, in quanto nel purismo fruttariano simbiotico dovresti cogliere i frutti appena maturi dall’albero e gettare poi lontano i loro semi per favorire la riproduzione della pianta, cosa che in città è molto difficile da attuare, se non impossibile.

Ognuno è libero di classificarsi come meglio crede, ma non dovrebbero esserci gare per affermare che una cosa è meglio di un’altra o che uno sta superando l’altro nella scala alimentare e penso anche sia meglio definirsi ”quasi”  piuttosto che sentirsi incoerenti, ma ovviamente questo rimane semplicemente un mio punto di vista. Il “quasi”,  è sì per un fatto di coerenza, ma anche per una reale valutazione di se stessi,  utile per essere pienamente coscienti del proprio livello effettivo , e così poter procedere oltre, perché se ci si definisce vegan e non lo si è, difficilmente riusciremo ad andare avanti dato che non abbiamo ancora realmente raggiunto il livello alimentare con cui ci definiamo.

Io la vedo come D’Elia, ci sono molti livelli e ognuno dovrebbe apprendere da quello che gli sta davanti ed essere umile e comprensivo con chi gli sta dietro. Essere avanti ad altri comporta la responsabilità e il dovere di aiutare chi non è ancora arrivato a quel grado di benessere. Se poi qualcuno fa un piccolo sgarro alimentare perché ne sente il bisogno per la propria evoluzione ed esperienza, si deve essere tolleranti… infondo siamo tutti fratelli. 

Mi ricordo a tal proposito un filosofo che disse:

 Una persona è di valore nella misura in cui è di  aiuto per gli altri.”

Se quell’aiuto è dato con amore e rispetto, aggiungo io, ci troviamo di fronte ad uno spirito veramente elevato.  

Ho riflettuto su un utilizzo diverso delle parole per raggiungere una nuova definizione con cui potermi sentire a mio agio. Finora mi sono considerato orgogliosamente un ehretista, in seguito al sostenere ed applicare con successo il sistema di guarigione derivato dagli studi ed esperienze del prof. Arnold Ehret. Tuttora  lo sono nel cuore ma la definizione di ehretista è troppo generica, include i tanti stadi della transizione dove ci può essere un ehretista vegan così come un ehretista fruttariano. Per chiarezza  ci terrei a dire che come nutrizione sono un fruttaliano (conla l), che corrisponde più o meno a un  ehretista fruttariano che applica ancora molti dei principi della transizione .

Esplicando meglio questo mio concetto, direi che un fruttaliano è colui che attraverso l’alimentazione ricerca benessere e salute vivendo in mezzo agli altri con serenità,  cercando di essere un  buon esempio con i fatti oltre che con le parole. In tutto questo rispettando la socialità e la vita in ogni sua forma, alla continua ricerca dell’armonia e della tolleranza, dell’allegria e della spensieratezza.

Un fruttaliano è un ehretista avanzato, che ha pulito il proprio corpo al 80/90% e che si occupa dei dettagli per raggiungere un sempre maggior benessere, inteso come forma d’esistenza più utile alla società.

Un Fruttaliano è elastico e non rigido, sia nei pensieri che nel corpo,  e crede che mangiare solo frutta sia la soluzione a molti dei problemi esistenti su questo pianeta , ma sa anche che il cammino è lungo e complesso e lo potrà realizzare solo se rispetta le scelte altrui, difendendo le proprie concomprensione verso la diversità.

Un Fruttaliano rispetta le regole, ma crede che le migliori siano quelle naturali dell’amore e della fratellanza e si impone una disciplina morbida, non rigida come quelle di una religione. Si perdona se sbaglia, chiede scusa quando commette un errore ed è pronto a ricominciare correggendosi e imparando cose nuove da chi è più evoluto rispetto a lui.

Un fruttaliano fa il possibile per migliorare se stesso così come l’ambiente che lo circonda.

Un fruttaliano non si lamenta, ma comunica proposte costruttive ed edificanti, mostrandosi soddisfatto di ciò che ha in ogni momento della sua vita.

Un fruttaliano segue la “decrescita felice, cioè consuma e inquina di meno per un ambiente terrestre sempre più a misura d’uomo.

Un fruttaliano aiuta chi si trova indietro e apprende con umiltà da chi gli sta avanti nella scala evolutiva.

Un fruttaliano utilizza la forma più empatica per rapportarsi con gli altri e cerca di dare esempio di intelligenza e saggezza.

Questa è la descrizione che ha inspirato  il nome del sito”Fruttalia” o forse chissà, è stato il nome del sito ad ispirare questa mia definizione. E’ ancora parziale e  in continua trasformazione verso un espressione sempre più semplice , verso quell’essenza che ci fa sentire parte di un gruppo di persone che vivono in armonia con se stesse e gli altri, anche se differenti da loro per idee, razza, credo, pensiero politico e religioso.

Raw Food

Ubuntu Fruit
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Luca Speranza, ricercatore e studioso di vita Naturale, benessere olistico e spiritualità. Sperimento e applico su di me, rimedi e sistemi semplici per ottenere o recuperare salute e benessere. Promuovo il Bio Movimento, alimentazione Fruttaliana (frutta e vegetali), scelte ecologiche e spiritualità attiva. Fondatore del progetto Ubuntu-Fruit, per la Rievoluzione armonica umana. Personal training, istruttore di Atletica leggera, Insegnante di autodifesa e Pancrazio. Master BMR (Bio Movimento Rievolutivo) Gestisco anche i siti www.innerclean.it e www.fruitness.it

11 COMMENTI

  1. diventare fruttaliani vuol dire in definitiva cambiare alimentazione risalendo la scala , ma c’è un altra scala interiore che dobbiamo percorrere è consiste nel diventare delle persone migliori.

  2. Ciao Salvatore, quello che tu dici si riferisce al gradino, già eccelso di fruttariano, ma essere o diventare fruttaliani(con la L) come lo intendo io è qualcosa di diverso perchè oltre a salire la scala alimentare, (come un …..-ariano qualsiasi dal vegetariano in su)si cerca di essere migliori anche come persone nella completezza olistica.
    Un fruttaliano vuol essere di aiuto, diventando una persona migliore,con cui è piacevole stare, una persona compassionevole e di buon esempio nei rapporti sociali con gli altri.

    Un fruttaliano cerca di essere di valore aiutando gli altri e lo fa a seconda della sua evoluzione.

    Un fruttaliano ideale rispetta tutte le forme di vita e questo include anche quella degli esseri umani suoi fratelli simili.
    Non li critica ma li incoraggia non vede gli errori degli altri ma vede e cerca di correggere i suoi errori.

  3. Avrei una domanda puramente “pratica” : un fruttaLiano pur essendo elastico, per quanto riguarda la sua alimentazione che comprende solo frutta e verdura (sia cotta che cruda) ma per verdura si intendono anche radici? o per una questione etica si preferisce non mangiarne per non far morire la pianta? E per quanto riguarda i condimenti come olio, sale ecc? Grazie a chi sappia illuminarmi sull’argomento 🙂

  4. La definizione fruttaLiana è ampia fra la frutta e verdura e intende tutti i vegetali, escludendo semi e cereali puri. Quindi foglie, fiori(carciofi) gambi(sedano) e quindi anche radici, tipo carote e patate. Queste ultime non essendo adatte vanno preferibilmente cotte.
    Poi diciamo sempre che questa è una forma di transizione, mentre per una questione etica sappiamo che la dieta fruttariana pura è la migliore.
    Per quanto riguarda i condimenti come olio, sale sempre meglio evitare o comunque tenersi su consumi bassissimi, perchè sono additivi non necessari se non a dare sapore. A questo proposito consiglio la lettura dell’articolo sul condivorismo: http://www.fruttalia.it/blog/2011/11/14/luomo-e-condivoro

  5. Ottima riflessione ma purtroppo la cultura dominante ci impone ancora l’utilizzo di definizioni etichettature e quant’altro. Io, pur conoscendo bene Armando d’Elia con il quale mi intrattenevo spesso in disquisizioni di questo tipo ambirei a sentirmi come la pecora. Avete mai chiesto ad una pecora: ” … scusi, lei è erbivora? Lo è per motivi etici o salutistici? La sua energia vitale risulta vitalizzata da tale scelta? … ” . Se non vogliamo usare la pecora possiamo usare a modello gli abitanti della regione del Vilcabamba o il popolo degli Hunza (fino a pochi decenni fa). Queste persone non si pongono il problema de cosa sono e dove sono …. sono … e basta. Qualcuno mi odierà ma è un concetto difficile da comprendere e accettare .. probabilmente sono troppo avanti. Grazie. Giacomo Mastrantonio

  6. Condivido la tua posizione Giacomo…… e apprezzo molto l’esempio della pecora….. aggiungo che l’uomo rispetto al regno amimale ha molti stadi evolutivi differenti e una complessità di struttura mentale e anche sociale che gli impone certe regole….
    Per fare un esempio e senza dire chi sia meglio o chi sia peggio….l’uomo ha livelli evolutivi come il selvaggio, l’ecologista, l’imprenditore, l’uomo comunque, il filosofo, il guerrafondaio (li ho scritti a caso e non in ordine giusto per citarne alcuni).
    Questo nel mondo animale non esiste. Una pecora, è una pecora, qui, ai tropici o in inghilterra…stessa cosa per altre specie.
    Il succo dell’articolo è solo che dovremmo aiutarci di più di quando non facciamo tuttora 🙂
    Grazie

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