Dalle Stalle alle Stelle, Manifesto per la libera ricerca umana

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Manifesto per la libera ricerca umana, la comunicazione trasparente
e le relazioni fondate sul reciproco rispetto

Dalle Stalle alle Stelle

PREMESSA:
Voglio innanzi tutto fare una premessa, una premessa molto importante che da sola
potrebbe essere il centro del mio intervento: ognuno di noi, qualsiasi sia il nostro sistema
di credenze, si aspetta che gli altri che la pensino diversamente siano disponibili e con la
mente tanto aperta da poter accogliere il nostro punto di vista, ma poi non siamo noi per
primi disponibili a fare lo stesso. Tra due posizioni inconciliabili ci aspettiamo che una
delle due sia sbagliata, quando non entrambe, e quindi che i sostenitori di quella fazione
debbano essere disposti a rivalutare le loro credenze. La disponibilità a cambiare idea che
ogni persona che si creda nel giusto è pronta a richiedere agli altri, deve essere prima di
tutto rivolta verso se stessi. Sono io pronto e disponibile ad ammettere che potrei essermi
sbagliato, che mi sono lasciato ingannare? Senza questa apertura qualsiasi dialogo diventa una guerra, questa condizione di apertura a mettersi in discussione non va richiesta negli altri, ma accettata prima dii tutto in se stessi. Dico questo soprattutto nei confronti delle persone che credono di aver già sviluppato una nuova visione aperta e alternativa e quindi ritengono di poterla difendere con forza.
Partiamo da una tipica situazione sollevata dalle nuove informazioni come quelle che i
relatori di questo meeting ci stanno presentando sulla società umana e sulla scienza.
Queste informazioni sono inconciliabili con il paradigma vigente e quindi creano un
grande scompiglio con la loro introduzione.
Oggi ci riferiremo in particolare alle discipline scientifiche collegate con la forma della
Terra, ma la stessa situazione potrebbe essere riferita all’economia, o alla storia, o alla
medicina e in effetti tali discipline fanno parte tutte della stessa realtà o in alternativa
della stessa menzogna.
Anche se non è l’argomento di questo incontro, la questione è collegata a tutti i campi del
sapere e andrebbe affrontata con un approccio multidisciplinare, perché una visione
d’insieme è l’unica che permetterebbe di sviluppare soluzioni efficaci per un problema di
questa portata.
La particolarità di questa materia, la Geofisica, risiede nel fatto che la sua conoscenza,
seppur superficiale, è diffusa in tutto il mondo occidentale. Nel caso dell’economia, invece,
molte persone non sono ancora arrivate a interrogarsi sulla natura del denaro e per quello
che riguarda la storia e l’archeologia sono in pochi a conoscere la versione ufficiale e
quindi a poterla mettere in dubbio, lasciando la materia nel generale disinteresse o al
massimo un interesse parziale e aneddotico senza alcuna ricerca di una visione
complessiva.

LE SCIENZE DELLA TERRA OGGI
Quelle che definirò qui in generale come “Scienze della Terra” sono divulgate nelle scuole
fin dai gradi più bassi ed è proprio questa conoscenza di base che rende così spinoso
l’argomento.
Ovviamente il tema delle Scienze della Terra condivide con quello della storia e
dell’economia il fatto che tutte queste materie sono garantite nella loro veridicità dalla
comunità scientifica. E questo è un punto chiave sul quale dovremo ritornare.
Tutti hanno un’infarinatura di Scienze della Terra, ma questo è ben diverso da averle
comprese! Il sistema copernicano e le sue meccaniche celesti sono un lavoro di grande
ingegno e apparentemente riescono a spiegare quasi tutti i fenomeni che osserviamo in
cielo. Per poter criticare un sistema di questo spessore è necessario averlo studiato a
fondo. Solo un attento studio può rivelare delle anomalie e quindi stimolare delle
domande pertinenti.
Dall’altra parte anche quando si vuole abbracciare una nuova teoria, come quella della
Terra Piatta, bisogna impegnarsi a valutarne tutti gli aspetti con attenzione, fornendo una
formulazione completa che si possa esporre e discutere.
Se scegliamo come approccio preliminare alla discussione sulla forma della Terra di non
dare autorità a organizzazioni scientifiche preposte allo studio di questa materia, come ad
esempio la NASA, non ci resta che tornare a considerare i dati a nostra disposizione,
proprio come hanno sempre fatto gli astronomi del passato, come Ticho Brahe, e dovremo
fare delle lunghe e ripetute osservazioni e catalogazioni degli eventi nel nostro cielo.

IL LAVORO DI STUDIO: OSSERVAZIONI DIRETTE E GIUSTI STRUMENTI
Oggi abbiamo a disposizione anche nuovi strumenti tecnologici per aiutarci in questo
lavoro, come le macchine fotografiche e la grafica digitale, ma tutto questo non ci deve far trascurare gli strumenti di base, come le tabelle delle effemeridi correlate di orari, oppure dei modellini meccanici, anche autoprodotti, che ci aiutino nella visione oggettiva della teoria che stiamo studiando. Per approfondire, diventa importante introdurre l’uso di altri strumenti come il sestante e l’astrolabio. Non possiamo fare a meno di tutto questo lavoro nel momento in cui ci vogliamo emancipare dall’autorità scientifica !
Se da una parte troviamo le persone che accettano per partito preso la versione ufficiale,
dall’altra si è ancora lontani da uno studio metodico della materia, supportato da
misurazioni personali di qualità.
La possibilità di essere ingannati nasce pertanto dalla delega dello studio delle Scienze,
con una conseguente divisione pianificata da parte del governo delle discipline, in modo
da compartimentare le conoscenze così da poterle poi inquadrare in teorie a volte anche
false.
Come ricercatori vogliamo promuovere un tipo di ricerca “umana”: prestiamo attenzione
ai termini, non parliamo di “ricerca scientifica”, ma di “ricerca umana”, perchè la scienza
non è un’entità! Sono gli uomini a effettuare la ricerca, ed è bene che se ne ricordino,
perché ogni uomo è responsabile delle sue scelte, delle sue azioni e segue i propri criteri
etici, mentre un’eggregora o un concetto astratto come la scienza non ha queste
possibilità. Nessuno è giustificato ad agire nel nome “della Scienza”, ma solo come “uomo”.
Se vogliamo promuovere una “ricerca umana” dobbiamo essere pronti in prima persona a
lavorare attivamente sugli argomenti che desideriamo studiare. Il rischio risiede da una
parte di fermarsi ad un approccio superficiale e senza metodo (quando non addirittura ad
alcuni video visti su youtube), mentre dall’altra parte ci si affida a priori ad autorità
universitarie o governative (che a volte sono la stessa cosa) per la validazione dei modelli.
Uno studio serio della fisica e dell’astronomia è alla portata di tutti e anche la
strumentazione minima si può reperire facilmente. La chiave è solo nella volontà e nella
dedizione verso la ricerca della verità. Non voglio dire che solo la ricerca teorico-pratica
abbia valore: anche le analisi tecniche, l’organizzazione di reti sociali e la creazione di
materiale divulgativo sono fondamentali.
Questo momento storico di ridiscussione dell’autorità di ricerca può essere un’occasione
per uscire dall’illusione in cui ci hanno imprigionato, con una interminabile serie di bugie
su ogni cosa. Chi sta mettendo in dubbio la fisica e l’astrofisica sembra avere una grande
carica propulsiva che altri disertori della medicina, economia, storia, ecc.. non hanno
avuto, o che comunque non sono riusciti a far divampare. Per questo motivo desidero
alimentare questo fuoco di ricerca con l’impegno e il contributo di tutti.

RIDISCUTERE L’IDENTIFICAZIONE CON IL PROPRIO RUOLO SOCIALE
Si potrebbe ribattere che per fare ricerca serve professionalità e strumentazione. È vero,
non si può sminuire la passione e la capacità di chi è attualmente impiegato in settori di
docenza e ricerca scientifica. È molto importante portare un vero rispetto alle identità
delle persone, perchè siamo tutti ugualmente vittime e guardiani di questo inganno. Il loro processo di formazione li ha portati a essere più esposti all’indottrinamento e alla fine
hanno dovuto accettare la versione ufficiale (talvolta forse in maniera subliminale) per
poter lavorare nel settore da loro scelto, ma questo non nega le loro capacità e le loro
risorse. Molte persone si identificano con il proprio status e il loro mestiere e quindi sono
pronti a combattere grandi guerre per difenderlo.
Ciò che bisogna superare è la convinzione che esista solo una autorità scientifica, e che
essa sia l’unico criterio di verità a nostra disposizione.
Credo che questa diffida sia il primo e più importante atto di emancipazione intellettuale.
Ci hanno sempre detto cosa dobbiamo credere e accettare come vero, ogni fatto ha già una spiegazione e a noi non resta che impararle tutte.

DARSI LA POSSIBILITA’ DI VEDERE
Se desideriamo vederle, intorno a noi c’è un numero ogni giorno crescente di prove che le versioni ufficiali dell’economia, dell’astronomia, della storia etc. sono false.
E’ questo il grande scoglio da superare: per molte persone è impossibile credere che il
governo ci inganni, che la medicina non voglia il nostro bene, che la finanza pubblica
persegua interessi privati e infine che la scienza menta deliberatamente. In molti casi è
proprio così, ma è un grande atto di coraggio riuscire ad ammetterlo! Tale scelta obbliga la consapevolezza subito a rivolgersi alle sue estreme conclusioni, ovvero: cosa implica
questo inganno ?   Cosa ci stanno nascondendo ?  Quali possono essere degli approcci
alternativi?
Proprio queste sono le domande che ci portano qui oggi, e dovremo trovare insieme la
risposta.
In questo meeting “Piano Terra” ci ritroviamo per parlare dell’ipotesi di una Terra Piatta.
Nonostante le numerose prove che ci sono portate da ricercatori di tutto il mondo che
sostengono questa teoria, non sappiamo ancora in realtà quale possa essere la vera forma della Terra: una gigantesca sfera di cui conosciamo solo una piccola parte, un piano, una superficie concava, convessa, toroidale, olografica ecc. Sono solo possibilità, ciò che invece bisogna affermare con decisione è che ci sono delle menzogne, perpetrate dai vertici delle maggiori istituzioni scientifiche di ogni materia. La Terra potrebbe essere sferica, ma ciò non cambierebbe il fatto che, nella narrazione ufficiale, ci sono molti elementi che sono falsificati, e che quindi vanno rimessi in discussione.
Noi e il nostro mondo siamo ancora pieni di misteri da rivelare, ogni elemento fuori posto
nella narrazione globale è indice di un mistero su cui indagare. Ognuno di noi è chiamato
ad applicarsi secondo le sue proprie disposizioni alla ricerca e allo scambio. I campi di
studio sono infiniti: il cielo è uno dei più affascinanti.
Lo studio personale, a qualsiasi livello, è carico di intuizioni e stimoli, e permette di
innalzare il livello culturale di tutte le persone che partecipano al dibattito, oltre che
nutrire nuove scoperte. La spinta di molti ricercatori autonomi neofiti, che non hanno
preconcetti né vincoli materiali, può aiutare a sbloccare la posizione di alcuni ricercatori
professionisti e così insieme riusciranno a forare il velo delle illusioni.

METTERE IN DUBBIO L’AUTORITA’ SCIENTIFICA
Dobbiamo iniziare a dubitare del paradigma vigente, e quindi delle agenzie governative
che lo sostengono, attraverso l’emergere di dati e osservazioni che non combaciano con
quelli che ci si aspetterebbe secondo il modello ufficiale.
Un secondo punto, che rende ancora più dovuto il moto di sfiducia verso l’autorità
scientifica, riguarda le false immagini dei traguardi che pretende di aver raggiunto. Non
svilupperò nei dettagli tale questione, ma chiunque ne abbia voglia, e sarebbe bene averla, può analizzare i dati pubblici sulle missioni Apollo riguardanti l’allunaggio, e sulla
stazione spaziale internazionale ISS, per notare migliaia di incongruenze ed errori di
messa in scena, che indicano con certezza una falsificazione. La diffidenza verso le teorie
ufficiali, pertanto, deriva sia da incongruenze teoriche, che da dati e osservazioni dirette
non allineabili (ad esempio l’assenza di curvatura osservabile); in molti altri casi sono
evidenti manipolazioni artificiali di filmati e immagini scientifiche, che vengono presentati
al pubblico come vere e reali, compromettendo irrimediabilmente il rapporto di fiducia
con le organizzazioni scientifiche governative.
Chi si è accorto dei falsi, proposti dalle agenzie ufficiali, non può esimersi, nel suo percorso di risveglio, dallo studiare approfonditamente sia la versione ufficiale che tutto il materiale a disposizione relativo alle versioni alternative, per calarsi quanto più possibile in una verifica sperimentale svolta in maniera autonoma. Questo approccio dubitante andrebbe poi esteso dalle proprie materie favorite a tutti gli altri campi del sapere, perché l’inganno ammantato di scienza si estende a tutte le discipline, e molto spesso ha delle ricadute pratiche nelle nostre vite, come nel caso della medicina, del petrolio, dell’economia, del clima ecc.

LA VISIONE D’INSIEME
Le potenzialità umane sono illimitate: nel passato i grandi filosofi e scienziati erano
pressoché dei tuttologi, non disdegnavano nessun campo del sapere. Si specializzavano
secondo il loro interesse e talento, mantenendo però sempre viva una visione d’insieme.
Oggi noi siamo chiamati a assere altrettanto eclettici, per conoscere un argomento
dobbiamo saperlo inserire all’interno di una visione del mondo altrettanto ragionata del
tassello in questione.
La società moderna si assicura che questa visione d’insieme non sia possibile, e lo fa
principalmente in due modi. Da una parte riduce il potenziale cognitivo dell’essere umano,
attraverso l’uso di droghe e distrazioni, a partire dal cibo e dai medicinali, fino al mondo
dell’intrattenimento mediatico, che lavorano per alleggerirci dal peso della nostra
esistenza e quindi dal pensiero. Dalla parte opposta, la struttura della società si assicura
che la popolazione non abbia a disposizione tempo ed energia per intraprendere un
percorso di scoperta e studio, al di fuori dei canali ufficiali predisposti: a questo scopo si
spingono i lunghi percorsi di studio accademico, le otto ore lavorative, i ritmi alienanti e
tutti gli impegni obbligatori, la cui assoluzione impedisce attività di tipo autonomo e
creativo.
Bisogna sottolineare che un uomo sano potrebbe produrre molto di più lavorando la metà,
e restando padrone della sua vita, piuttosto che oppresso in condizione di schiavitù. Non è
in virtù della produzione che si costringe l’uomo al lavoro, ma proprio per impedirgli di
essere uomo, per privarlo di un pensiero consapevole e delle energie psicofisiche
necessarie alla discussione e alla lotta.
Questa è la condizione in cui viviamo e quindi quella con cui dobbiamo fare i conti. Alla
fatica della ricerca e dello studio, dobbiamo aggiungere lo sforzo per la sussistenza e il
peso delle catene fisiche e mentali che abbiamo lasciato che ci legassero.

RIPRENDERE POSSESSO DEL TEMPO
Non avere tempo non è una scusa, è la realtà di molti di noi; anche in questo caso però non possiamo arrenderci: se vogliamo davvero ritrovare la verità, dovremo essere in grado di
superare tutti gli ostacoli che ci separano da essa. Le scelte da fare sono molto drastiche, e coinvolgono il senso stesso della nostra giornata, e le priorità che abbiamo preposto
finora.
Può sembrare facile emanciparsi dalle distrazioni come i media, lo sport, le droghe, ecc,
ma bisogna ricordarsi che esse fanno leva sul piacere, un aspetto che deve essere
rispettato e curato, e non eliminato dalla nostra vita; la ricerca del piacere deve essere
rieducata e disintossicata, e allora sarà un potentissimo alleato. Il mondo, e con esso il
cielo, sono stati creati proprio per il nostro piacere, e quando la bellezza del creato fa
breccia nell’uomo, l’investimento energetico nello studio e nella ricerca non saranno più
un peso, ma una risorsa.
Molte persone sostengono che la bellezza salverà il mondo; una volta superato il canone
estetico artificiale, che ci spinge verso un piacere consumistico, si ritrova infatti l’enorme
potere della bellezza naturale, ed è impossibile non appassionarsi al mondo circostante:
agire attraverso questa passione ci solleverà da ogni sforzo.

LA SFIDA DELLA RICERCA DELLA VERITA’: ACCETTARLA E ESSERNE DEGNI
Quanto appena detto non ci deve spaventare, e dobbiamo essere consapevoli che abbiamo scelto una sfida difficile, non solo da affrontare, ma soprattutto da accettare. L’dea che la società in cui viviamo sia contro di noi, è infatti più difficile da accettare delle numerose menzogne della scienza, ma è parte della stessa sfida. La comprensione di un aspetto della nostra prigione contribuisce al superamento degli altri.
La difficoltà è direttamente proporzionale alla posta in palio: se abbiamo scelto queste
sfide desideriamo il superamento delle grandi catene apposte al mondo in cui viviamo.
Un concetto simile va applicato anche alla verità. Volete veramente la verità? Bene, per
prima cosa bisogna essere disposti a guadagnarsela, e quindi a mettere in gioco tutte le
proprie risorse per raggiungerla.
Bisogna essere degni della sfida che ci siamo scelti. Scriveva il massone Elifas Levi: “La
verità è riservata a Re e Sacerdoti. Sei forse un re tu? O un sacerdote?” chiedeva a chi
leggeva i suoi libri. Volendo interpretare con benevolenza queste parole, senza dargli solo
un significato di esclusione gerarchica alla conoscenza, esse ci dicono che bisogna
innalzare se stessi ai ranghi più alti per poterne ricevere le illuminazioni.
La verità di cui sto parlando non vuole essere quella assoluta e finale, ma non per questo è meno sacra. Tale mirabile altezza del risultato è allo stesso tempo lo stimolo, il premio e il livello di difficoltà. Non si può dare per scontato che tutti desiderino raggiungere questo
risultato, e con esso sostenere l’enorme fatica.
Molte persone stanno bene così come sono. Anche se filosoficamente si potrebbe dire che
ignorano il loro vero bene, dobbiamo comunque accettare che non si può in nessun modo
forzarli a muoversi, né tantomeno a vedere ciò che essi rifiutano.
Le resistenze alle nuove possibilità si riscontrano anche in chi ha fatto qualche passo in
direzione del riconoscimento dell’inganno; la verità è talmente distante dalla menzogna
imparata, che, anche chi ha colto alcuni aspetti di questa truffa, si rifiuta di accettare altre
palesi menzogne. Ad esempio, le stesse persone che hanno riconosciuto come falso
l’allunaggio, non riescono a mettere in discussione la forma della Terra, altri ancora si
chiudono quando si propone loro una versione diversa della storia, oppure quando è
messa in discussione la loro convinzione religiosa, e così via. Questa tendenza mi fa
pensare che siamo ancora molto lontani da una visione corretta del mondo e di noi stessi,
e che tutti, anche chi pensa di essere consapevole, dobbiamo essere pronti a nuove e
drastiche ristrutturazioni del nostro concetto di reale.
Non possiamo pensare che sia sufficiente assumere una pillola rossa per risvegliarci da
tutti questi inganni che costituiscono l’illusione del mondo in cui viviamo, il velo di Maya.
Questa pillola, metaforicamente parlando, è veramente grossa e di difficile digestione, va
assunta per gradi e metabolizzata a lungo. Anche nel famoso film “Matrix”, dal quale
proviene il modo di dire “della pillola rossa che porta al risveglio sulla realtà”, si può
vedere come le stesse persone che ci spingono e incoraggiano a una presa di coscienza sul mondo, non sono a loro volta possessori di una verità definitiva, anzi hanno bisogno del resto della popolazione, del loro risveglio e della loro attiva collaborazione alla ricerca, per raggiungere dei risultati significativi.

RIACCENDERE LA MAGIA DEL NOSTRO BAMBINO INTERIORE
Non credo che essere ricercatori indipendenti implichi avere fiducia verso qualche
modello alternativo, ma pittosto richiede di riaccendere la fantasia e la speranza. Chi si
addentra nelle teorie alternative troverà le idee più svariate e proprio la forma della Terra
presenta una grande varietà di possibilità: sferica, piatta, concava, cava, toroidale,
olografica e così via. Il vero merito di questa indagine non risiede nel risultato che potrà
produrre, ma nella ricerca stessa: ci viene offerta la possibilità di ritornare a sognare, di
credere che ci sia ancora qualcosa da scoprire, nuovi territori da esplorare.
Questo momento è dedicato proprio alla rinascita del nostro bambino interiore, che si
risveglia dal sonno dell’ipse dixit e ricomincia a guardare se stesso e il mondo con occhi
nuovi: nulla è più scontato e già determinato, tutto è possibile e tutto è realizzabile. Con gli occhi del bambino interiore si possono cogliere gli incanti del mondo, la sua bellezza, si
può ritrovare la passione temeraria e l’audacia per l’esplorazione verso territori
incontaminati; laddove la mente razionale aveva alzato delle barriere al reale gli occhi del
bambino possono superarle e scardinare tutti i concetti imposti fino a riscrivere e ricreare
ogni cosa. Lo sguardo del bambino interiore può riaccendere la Magia.
La magia è stata proprio il primo bersaglio del razionalismo e della scienza, un nemico da
combattere e da abbattere. Ogni elemento della realtà doveva trovare il suo posto in uno
schema rigido, misurabile e fisso. Per fortuna ciò non è mai stato possibile: l’energia
vibrante che compone l’universo non è né misurabile né fissa, ed è per questo che
l’approccio razionalista è costretto a compiere forzature nell’incasellare i suoi dati, e
spesso deve negarne molti altri. La profonda natura magica dell’universo si ribella a
qualsiasi definizione e giace intorno a noi ad aspettare nuovi occhi innocenti che sappiano
guardarla incantati, mentre sfugge agli occhi catalogatori e misuratori, come se questi
ultimi parlassero una lingua completamente diversa.
Sperare di poter soggiogare la natura attraverso l’uso della squadra e del compasso è
un’illusione. La natura è sacra e generosa e sta aspettando solo di essere colta, ma per
farlo bisogna avvicinarsi a lei con rispetto, bisogna saperne apprezzare la magia.
RELAZIONI, RISPETTO, EDUCAZIONE
Desidero anche parlarvi delle relazioni, del rispetto e dell’educazione.
Sul tema della forma della Terra si è potuto finora assistere a uno dei peggiori esempi di
interazioni sociali tra gruppi con convinzioni diverse. Ne voglio evidenziare alcune, e di
tutte quelle che citerò ho avuto molti esempi provenienti da tutte e due le controparti.
Sarebbe molto utile se ognuno rivolgesse tali riflessioni a se stesso, e non alla fazione
opposta.
Quando si considera assurda la posizione altrui, tanto da giudicare a priori che il suo
sostenitore sia un idiota, uno zombi pilotato, un indottrinato irrecuperabile, che non
riesce a pensare con la propria testa, si instaura un dialogo misero e limitato. In questo
caso si tende a lasciarsi andare ad atteggiamenti di profondo disprezzo, compromettendo
il dialogo presente e futuro.
Una variante più lieve di questo atteggiamento si verifica considerandosi possessori di una
formazione superiore, che può essere di tipo scolastico, pratico, esperienziale. Nel
confronto con l’altra persona immediatamente si valuta la sua appartenenza o meno al
proprio gruppo, quindi di nuovo si afferma il giudizio sull’estraneo. In questo caso il
proprio livello all’interno della gerarchia della scienza, sia esso di stampo istituzionale o
alternativo, rischia di aumentare la distanza e inasprire il giudizio e ciò accade sempre a
causa dell’identificazione con il proprio ruolo e la volontà di difenderlo.
Altre volte si ritiene di aver già ricevuto sufficienti informazioni e una formazione corretta
e quindi qualsiasi elemento discordante è sottovalutato e tralasciato, a volte persino
rimosso con la complicità dell’inconscio, e quindi non si riesce più a vedere al di fuori delle
proprie convinzioni. Questo atteggiamento automatico (chiamato “candy picking”, ovvero
la tendenza a vedere solo gli elementi che ci provocano gratificazione perché confermano
il nostro punto di vista), può aggravarsi sia con l’estrema convinzione personale di essere
nel giusto, sia con le conferme che si possono trovare nell’unirsi a gruppi di ricercatori che
condividono le nostre stesse idee.
In condizioni come quelle suddette non è possibile alcuno scambio o confronto tra scuole
diverse, né tantomeno un virtuoso processo di insegnamento. Ogni parte in causa dice di
voler insegnare la verità all’altra, ma ciò che poi attua è un tentativo di riversare le proprie convinzioni nell’altra. Come invece insegnava il filosofo greco Socrate, la conoscenza è già all’interno delle persone e il buon insegnante non deve fare altro che aiutarle a partorirla, non a caso chiamava questa tecnica “maieutica”, ovvero l’arte ostetricia applicata alla conoscenza.
Educare deriva da “ex ducere”, condurre fuori, fare uscire all’esterno la
consapevolezza; oggi invece assistiamo al tentativo continuo di sovrapporre dall’esterno
una convinzione sull’allievo.
Per lavorare in modo costruttivo ad un argomento, bisogna essere disposti a compiere un
grande lavoro di formazione personale e professionale, sia sul modello teorico prescelto
che su eventuali modelli alternativi. Tale conoscenza bilaterale è ancora più importante
qualora si voglia divulgare o insegnare le proprie scoperte ad altre persone: è necessario
rispettare e riconoscere le condizioni di partenza dell’interlocutore e anche il suo
retroterra culturale ed assicurarsi che questo processo di scambio sia voluto da entrambi,
(prima di tutto da se stessi), per interrogarsi sulle motivazioni che ci spingono a questa
azione di divulgazione.
Un tema così coinvolgente come la forma della Terra richiede di riconoscere e rispettare le
condizioni culturali di partenza di una persona; richiede di considerare che le credenze su
cui stiamo discutendo contribuiscono a formare l’idea di sé e del mondo: metterle in
dubbio è faticoso ed estremamente pericoloso per la stabilità mentale. Per questo motivo
dobbiamo chiederci e chiedere al nostro interlocutore se è davvero motivato ad
intraprendere questo scambio, che rischia di turbarne gli equilibri mentali. Prima di tutto
è a noi stessi che dobbiamo chiedere se vogliamo mettere in gioco le nostre convinzioni e
dobbiamo risponderci con sincerità, come se le fondamenta del nostro mondo rischino di
sgretolarsi. Ciascuno di noi deve porsi nella condizione di colui che si mette in discussione,
e non nella presunzione della conoscenza certa: è proprio questo ciò che stiamo
chiedendo al nostro interlocutore, e quindi dobbiamo essere disposti noi a farlo per primi.
Inoltre dovremo interrogarci sulle motivazioni che ci spingono a questa divulgazione, e c’è
un’unica risposta che mi sembra possibile: se io desidero trasmettere una conoscenza
l’unica motivazione che mi spinge deve essere la crescita e il benessere dell’altro, devo
volere il suo bene. Molto spesso sembra invece che sia l’ego a guidare la nostre azioni; in
particolare quando ci proponiamo come insegnanti il nostro ego ci suggerisce un senso di
superiorità. In tal modo ci rafforziamo nella convinzione di essere possessori della sola
verità e anche nel dialogo scarichiamo le nostre convinzioni sull’altro. Un atteggiamento di
questo tipo è esattamente l’opposto dell’atto educativo, che deve partire invece
dall’interno del discente, deve riconoscerlo e rispettarlo nel suo stato iniziale di supposta
ignoranza per guidarlo, e non tirarlo, verso una maggiore conoscenza. Volere il bene
dell’altro deve essere percepibile: il nostro interlocutore lo deve sentire, così che, se la sua fiducia non può essere rivolta verso le argomentazioni che si propongono, deve essere
almeno rivolta alla persona che le propone; questa persona deve essere vista come
un’alleata e un’amica e tale stima non si può ottenere con le parole, è solo una questione di energia, dipende dal modo in cui ci relazioniamo, dalla pazienza e dalla comprensione che doniamo.
Dobbiamo insegnare con pazienza, sia creando accoglienza verso un punto di vista
diverso, ma soprattutto non bisogna avere fretta. La fisica e l’astrofisica sono materie
complesse e nel senso comune sono date per scontate fin dall’infanzia; ristrutturare
questa conoscenza non può essere fatto in un unico momento, bisogna lavorare passo
dopo passo, sapendo cogliere i momenti di disponibilità ed evitare discussioni inutili negli
stati di reazione e rifiuto che si genereranno in continuazione in chi ascolta. Se noi per
primi siamo riusciti a interiorizzare una visione alternativa, non ci mancheranno le
occasioni per proporre osservazioni e domande, avendo cura di non cadere nella semplice
provocazione, ma mantenendo un intento costruttivo.
Credo che lo strumento più efficace in una relazione tra due paradigmi distanti sia proprio
la domanda; molto spesso è inutile spingere continuamente la propria risposta verso
l’altro, è meglio invece che questa risposta sorga spontanea nelle persone, o quanto meno
che le persone abbiano l’occasione di percepire che le risposte che finora si sono date non
siano più completamente certe e fondate, e possano così aprirsi in modo spontaneo alla
ricerca di idee alternative. Per formulare delle domande puntuali ed efficaci è
fondamentale padroneggiare la conoscenza di entrambi i sistemi teorici in discussione, e
riuscire a superare le risposte automatiche di chi ascolta con altre domande, mano a mano sempre più specifiche.
L’uomo contemporaneo nutre un grande bisogno di certezze, le cerca disperatamente in
ogni ambito della vita e le difende con rabbia, a prescindere della loro validità. Il problema
non è se la propria certezza sia vera o meno, ma che assolva al suo compito di dare un senso alla vita.
Come ultimo caso, in estremo, bisogna essere disposti a rinunciare alla discussione. Non a
tutti interessa sapere la verità, non a tutti importa di essere ingannati. Altre persone
ancora hanno dei nodi esistenziali, che assorbono tutte le energie disponibili alla crescita
personale. In questi casi, si accetta il proprio stato nel mondo per ciò che è, e non si trova
nessuna motivazione ad impegnarsi nel cambiamento. Il vangelo scrive di non dare le
perle ai porci e di non mostrare la luce ai ciechi, altrimenti si peggiorerà la loro condizione
e li si renderà ciechi per sempre; accettando invece che qualcuno non sia pronto ora, gli si
dà la possibilità di esserlo in futuro, e se il nostro intento è solo il suo bene allora il nostro
sentimento non cambierà, neanche in questo caso.

CONCLUSIONI
Ci servono oggi ricercatori professionisti, che siano disponibili a valutare senza
pregiudizio alcuno le osservazioni, i dubbi e le questioni che sono indicate dai numerosi e
appassionati ricercatori amatoriali, e che siano disposti a rispondere a tali dubbi senza
ricadere nelle solite forme di autorità, nelle formulazioni ufficiali e nelle citazioni tratte
dai testi accademici; e soprattutto senza rinunciare alla loro professionalità, giacché ciò
che ha valore è proprio la loro lunga esperienza nel settore. Per primi essi dovrebbero
aprire una breccia nelle proprie convinzioni, mettendo in discussione l’autorità scientifica
e governativa a cui spesso appartengono.
Voglio concludere con un consiglio: amici, guardate il cielo! Osservate il sole e la luna, il
loro percorso nell’arco del giorno, dei mesi e dell’anno. Guardate le stelle e i pianeti, i loro
colori e le emozioni che suscitano in voi. Alzate i vostri occhi verso l’alto: siamo l’unica
specie sulla Terra a poterlo fare con consapevolezza, a mio parere perché il cielo è
l’esempio migliore di magia che possiamo trovare.
Riporto le note considerazioni del filosofo tedesco Immanuel Kant:
“Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente,
quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me.”

I. Kant, estratto dalla Critica della ragion pratica

Siracusa, 10.11.2019
Lucio Stanzani, Giulia Miscioscia
Voice of Plenty

FB/Instagram: Voice of Plenty
www.voiceofplenty.com

Qui l’intervento in diretta live di Lucio e Giulia al Mearthing del 10 Novembre 2019 :

 

 


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